Lavoro, Sviluppo personale

Assessment aziendale – punti di forza e di debolezza

Per un assessment aziendale che ho terminato settimana scorsa (e che mi ha tenuto lontana da questo blog, mannaggia!) mi sono preparata cercando di analizzarmi sotto diversi punti di vista. Vi condivido le analisi che ritengo più utili da replicare su se stessi.

Punti di forza
• sono molto versatile e ho un approccio multidisciplinare alle attività da svolgere;
• sono molto analitica e tendo a suddividere naturalmente le attività da fare in task, cercando di standardizzarle per renderle più veloci da compiere;
imparo rapidamente e con grande interesse;
• sono una persona energetica e appassionata e tendo a coinvolgere molto gli altri e motivarli verso il proprio lavoro;
• ho facilità di rapporto con persone molto diverse, non ho timori reverenziali verso persone di un “certo livello”, con cui peraltro ho avuto modo di interagire numerose volte (avendo studiato Scienze internazionali e diplomatiche).

Punti di debolezza
penso più di quanto agisco e vorrei sempre avere tutte le informazioni prima di agire (argg!);
• tendo ancora a preferire il lavoro (ben) fatto al raggiungimento di obiettivi, che esulino o addirittura entrino in competizione con le attività più immediate che mi vengono affidate;
• non sono ancora abbastanza imperativa con i fornitori, tendo ad essere troppo accomodante;
• non mi prendo ancora tempo a sufficienza per delegare abbastanza lavoro agli altri.

Alla prossima analisi :-)! Poi vi racconterò anche cosa ho imparato facendo l’assessment vero e proprio,  stay tuned!
Giulia

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Consigli di lavoro, Lavoro, Vita in ufficio

Tecniche di sopravvivenza sul lavoro – parte VI

Siamo arrivati alla VI puntata del nostro viaggio per la sopravvivenza in ufficio:

11- se un’attività è rimasta indietro, riprendila in mano prima che diventi un’emergenza, a meno che non si tratti proprio e con tutta certezza di una sciocchezza. In ufficio ci sono sempre un sacco di incarichi, soprattutto piccole attività, che rimangono indietro perché sorpassati da urgenze maggiori o perché si spera che se ne occupi qualcun’altro. Ecco, quando ci si accorge che anche una di queste piccole attività non è andata avanti, attenzione a pensare “ha aspettato tot giorni, ne può aspettare uno in più” oppure “nessuno me l’ha sollecitata, sarà finita nel dimenticatoio”: potrebbe diventare davvero troppo tardi per recuperarla e potrebbe rappresentare una cosa davvero importante per…qualcun’altro… Meglio prevenire che curare le urlate e mai illudersi che i propri capi diretti si ricordino di risollecitarvi ogni cosa.

12- quando cerchi delle risposte da qualcuno, attenzione a non distrarre la loro attenzione fornendogli troppi elementi, elementi su cui magari possono essere tentati loro di farvi domande. Con il risultato di non portare a casa le risposte che cercate e dovervi invece sobbarcare altri quesiti. Succede più spesso di quanto non si pensi.

Bye,
Giulia

Lavoro, Obiettivi, Sviluppo personale

Motivazione sul lavoro: cosa funziona per me?

Ognuno deve trovare la sua motivazione per impegnarsi sul lavoro. Carriera, soldi, un buon ambiente di lavoro, etc., sono solo alcune delle opzioni che le aziende, e la società in generale, ci offrono, ma non necessariamente convincono tutti — e alcuni di essi, come la carriera, possono rivelarsi effimeri e contingenti.

Il problema sta in questo fatto quasi banale: trascorriamo sul lavoro molte ore al giorno e inevitabilmente il lavoro che facciamo partecipa alla definizione della nostra identità. Ecco perché le motivazioni che ci spingono al lavoro tutti i giorni sono estremamente importanti e quanto più ne siamo consapevoli, tanto meglio viviamo.

E a me ad esempio soldi, carriera e stabilità lasciano freddina e scettica, e se dovessi lavorare solo sulla base di questi lavorerei con poca voglia e convinzione. La passione per il proprio lavoro è invece un motore ben più potente per me, ma mi sentirei quasi stupida se mi facessi il mazzo che mi sto effettivamente facendo solo per un lavoro che piace a me, ma di cui alla fine traggono vantaggio altri.

E allora che risposta mi sono data rispetto a cosa mi può davvero motivare? Voglio essere riconosciuta come qualcuno che riesce a migliorare i processi e il lavoro altrui. Può sembrare idealista e astratto, ma questa risposta mi fornisce delle linee guida di condotta piuttosto chiare e risponde alle mie attitudini e a quello che effettivamente mi piace fare e mi da soddisfazione. Che poi il riconoscimento sia qualcosa in più di una pacca sulle spalle è decisamente ben accetto! D’altronde, per com’è fatto il mio carattere, non posso certo permettermi né concedermi di lavorare solo per mangiare e avere un tetto sopra la testa.

Che fatica però!
Ciao,
Giulia

Lavoro, Obiettivi, Sviluppo personale

Perché tanto impegno sul lavoro?

Ho cominciato questo blog chiedendomi come fare orari di lavoro meno folli: risultato decisamente NON raggiunto. Vabbè, nell’ultimo mese abbiamo organizzato un grosso evento per cui me l’aspettavo di fare sempre tardi la sera, ma ora che tutto è finito, sto ancora facendo tardi… certo, abbiamo un sacco di attività da fare che sono rimaste in sospeso. Ma non sono tutte scuse?

Quello che mi preoccupa è una certa forma mentis incline a fare straordinari su straordinari e, nello stesso tempo, a sentirsi frustrata sul lavoro. Mi chiedo come mai io faccia così tanto lavoro se, dopotutto, non sono del tutto soddisfatta dalla situazione lavorativa in cui trovo. Certamente tra le due cose c’è in parte un nesso di causa effetto, ma il vero problema non sta lì.

La questione sta piuttosto nel non aver chiaro in mente cosa cerco dal mio lavoro. E se non hai chiaro in testa dove vuoi arrivare, stai sicuro che non ci arriverai mai. E da questo deriva la frustrazione. Ho sempre avuto una visione totalizzante del lavoro, lo considero una mia priorità fin da quando ero bambina, mi è sempre piaciuto impegnarmi e mi ci sono sempre dedicata con grande energia. Ma ora, sempre più spesso, mi viene da chiedermi chi me lo fa fare.

Finora avevo come obiettivo primario quello di fare un lavoro che mi piacesse e sono decisamente felice di esserci riuscita. Ma adesso? una volta raggiunta una meta, l’uomo purtroppo si stufa subito e non si sente più soddisfatto. E cosa cerco io adesso? carriera, soldi, stabilità, sfide, un buon ambiente di lavoro, altro? Ora sento di aver bisogno di fare qualcosa per me stessa, ma devo ancora affinare cosa ciò significhi davvero per me.

È importantissimo sforzarsi di aver sempre chiaro in mente cosa si vuole veramente dai propri sforzi, stando ben attenti che non siano obiettivi datici da altri e non da noi stessi. Ed essere flessibili in questa ricerca, qualora lo scenario della propria vita cambiasse. In caso contrario, il prezzo da pagare è fatto di frustrazione, senso di inadeguatezza e insoddisfazione.

Bye,
Giulia

Consigli di lavoro, Lavoro, Vita in ufficio

L’importanza di lasciare un’impressione forte

A volte lasciare un’impressione forte è più importante che sembrare persone intelligenti o garbate. E a volte questo passa per delle modalità insolite, di cui bisogna però essere consapevoli se si vuol fare bene il proprio lavoro.

L’ultimo giorno di fiera, si presenta al nostro stand una giovane donna che vuole venderci uno spazio analogo per la successiva edizione del salone. Il mio collega, fin allora tranquillo, dopo non molto comincia a fare il gigione e a porre alla ragazza domande decisamente indiscrete. Non che lei non ci stia comunque. Fatto sta che, visto che allo stand offrivamo anche spritz, mi viene praticamente il dubbio che tra stanchezza e bicchieri il mio collega sia ubriaco e cerco di smorzarne il tono. Le spieghiamo bene superficie e posizione dello spazio che vogliamo, riempiamo le carte per la manifestazione di interesse e salutiamo la donna. A quel punto lui torna normale e mi spiega candidamente che almeno, così facendo, lei si ricorderà molto più facilmente di noi e quando si tratterà di assegnare quello spazio e quella posizione le verrà in mente una persona con cui ha riso e ha condiviso qualche momento piuttosto che un freddo modulo di manifestazione d’interesse. E chi avrà più probabilità di ricevere quello spazio?

E in effetti ho dovuto decisamente dargli ragione. In certi contesti,  mantenersi professionali può risultare freddo e alla fine dei conti poco efficace, è importante sapersi comportare in modo flessibile e adattarsi ai contesti. Cercare di lasciare un’impressione forte non è solo il mestiere dei commerciali o dei candidati ad un posto di lavoro e certamente è appannaggio solo di chi ha un carattere particolarmente estroverso.

Consigli di lavoro, Gestione dello stress, Lavoro, Vita in ufficio

Tecniche di sopravvivenza sul lavoro – parte V

Continuiamo il viaggio tra i mille trucchi e accorgimenti da applicare sul lavoro, che si scoprono giorno per giorno:.

9- Il miglior modo per sbagliare è pensare di non essere pronti o di non aver fatto bene le cose. La maggior parte delle volte si è pronti e le cose sono state fatte bene, ma se non se ne è consapevoli si rischia di rovinare tutto. Bisogna avere fiducia in se stessi e nella qualità del proprio lavoro. Certamente aiuta molto imparare a presentare bene quello che si è fatto, in modo da riuscire a fare bella figura anche quando non si è al top della condizione; viceversa
bisogna evitare di presentare male quello che si è preparato con molta cura.

10- Se sei la persona in charge di qualcosa, non aver paura a prendere il comando e a chiedere, anche pretendere se necessario, le cose con fermezza: gli altri si aspettano che tu lo faccia e non lo percepiranno come un atto di arroganza, bensì come un atto dovuto di autorità e autorevolezza. Sarebbe piuttosto un rischio non farlo, e non solo perché le cose non verrebbero fatte, ma anche perché le persone si troverebbero senza una guida chiara e potrebbero pensare di poter fare quello che vogliono o di poter decidere autonomamente su determinati aspetti su cui invece non hanno alcuna autorità.

Bye,
Giulia

Consigli di lavoro, Lavoro, Sviluppo personale, Vita in ufficio

Tecniche di sopravvivenza sul lavoro – parte IV

Continuiamo la serie di consigli su come cavarsela nel quotidiano lavorativo. Oggi mi concentro sul tema del come scrivere le mail ai capi e super-capi:

6- Dare la sensazione che, già in precedenza, si è pensato a tutte le eventualità e che si sta dando a chi legge giusto l’opportunità di scegliere tra una delle opzioni suggerite. È rischioso dare la sensazione che la mail che si sta scrivendo in quel momento è il frutto di un problema imprevisto a cui abbiamo bisogno di dare soluzione il prima possibile.

7- Se ci sono dei cambiamenti rispetto a quanto comunicato in precedenza, va spiegato perché, ma nel modo che ci mette in miglior luce. Vedi sopra: è meglio evitare di dare la percezione che quel cambiamento ci è stato imposto dall’esterno e farlo piuttosto invece apparire come una scelta che ci dà maggiori opportunità.

8- Dare già al capo delle opzioni tra cui scegliere, meglio ancora chiedergli giusto l’autorizzazione o meno a procedere, e non stupirsi che i capi ci chiedano come noi riteniamo sia meglio procedere.

In particolare quest’ultimo punto mi fa davvero pensare che una volta che i collaboratori sono arrivati ad un certo livello di autonomia, il compito dei capi diventi più che altro porre domande affinché i collaboratori si rispondano da soli e supervisionare che non si rispondano male.

Bye,
Giulia