Consigli di lavoro, Lavoro, Vita in ufficio

Attenzione ai capi che non danno riscontro

Non sempre chi trova le risposte le trasmette a chi gli ha posto le le domande.

Purtroppo ho notato che molto spesso capi non propri, anche se magari della stessa Direzione, non condividono le informazioni con le persone che loro stessi sanno averne bisogno. E spesso non per malizia, ma semplicemente perché credono che ci penserà qualcun altro, magari uno dei lori collaboratori.

Ed è ancora più paradossale quando questi capi lo dicono ai nostri capi (o magari super capi), loro pari, ma poi l’informazione a noi non arriva comunque – spesso perché è detta in modo destrutturato, ad esempio al caffè e non con una mail che è agevole e intuitivo inoltrare a chi ha bisogno dell’informazione. Questo succede perché c’è sempre qualcuno che pensa che se ne occupi qualcun’altro.

Purtroppo non ci sono molte misure per risolvere del tutto il problema, bisogna semplicemente esserne coscienti e non aspettarsi che le risposte arrivino, ma andarle attivamente a cercare, evitando di farsi il sangue cattivo scoprendo che chi le aveva non ce le ha poi date.

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Consigli di lavoro, Gestione delle persone, Lavoro, Leadership, Sviluppo personale

I rischi del capo operativo: avere poco tempo per i collaboratori

Dare ascolto ai collaboratori, aiutarli a superare i propri dubbi e a progredire nel loro lavoro è una parte fondamentale del mestiere di capo, ma richiede particolarmente tempo e lucidità.

Continuiamo quindi nella disamina degli aspetti negativi di un capo troppo operativo, che ha poco tempo curare gli aspetti manageriali della sua posizione.

Essere sempre rimbalzati dal proprio capo quando si fa una domanda o si ha bisogno di un aiuto, perché il proprio lavoro, in quel momento, non è considerato urgente nel mare delle urgenze in corso, o perché semplicemente non viene reputato importante rispetto ad altre attività in corso, a lungo andare svilisce in un collaboratore la percezione di valore del proprio lavoro.

Altrettanto nocivo è sentirsi ripetere dal proprio capo che non si lavora come vuole lui o che non lo si ascolta quando chiede qualcosa. Spesso il problema dipende più dal fatto che il capo non ha il tempo di controllare il lavoro dei collaboratori e di indirizzarlo dove meglio ritiene, che dall’effettiva cocciutaggine o incompetenza dei lavoratori stessi.

Un altro rischio piuttosto grave è quello di dover bloccare un lavoro, anche per tempi lunghi e magari rischiando pure di dimenticarselo, perché si attende un ok o un controllo da parte del superiore che non riesce mai a fornirlo.

I collaboratori non possono certo interrompere continuamente il capo per ogni richiesta d’aiuto che hanno, ma non possono neanche trovarsi nella condizione di doversi costantemente arrangiare. Sta al capo la responsabilità di trovare momenti di confronto con i propri collaboratori anche per spiegare loro come, e quando, farsi dare ascolto e sviluppare delle modalità per non far accumulare gli arretrati, e attenervisi.

Non facile assolutamente!

Bye,
Giulia

Consigli di lavoro, Lavoro, Rapporto cliente fornitore, Vita in ufficio

Le frasi utili sul lavoro: in caso di contrasti

Quando sul lavoro nascono contrasti è bene non prenderla sul personale. È un peccato rovinare un rapporto tra persone, tanto più se la posizione che dobbiamo difendere deriva più dal nostro ruolo che dalle nostre personali convinzioni.

Ecco quindi tre splendide frasi che sento dire spesso dai capi e che aiutano a introdurre delle ragioni di contrasto (il famoso “sì, ma…”), circoscrivendole però al piano professionale e allontanandole dall’aspetto umano e relazionale:

    •  Perdonami, ma …
    •  Non me ne volere, ma …
    •  Abbi pazienza, ma …

Buon uso :-)!
Giulia

Lavoro, Vita in ufficio

Il buon fornitore aiuta il cliente

Il buon fornitore è quello su cui sai di poter contare, che ti da retta se hai bisogno di un aiuto immediato (purché non diventi la norma), di cui ti puoi fidare quando gli chiedi di fare qualcosa.

Nel lavoro di ogni giorno e soprattutto nei periodi di superlavoro, queste caratteristiche diventano importanti quanto la qualità del prodotto finale che il fornitore è in grado di darti. Questa è una grande lezione che oggi mi ha fornito un collega.

E questa flessibilità è più spesso garantita da fornitori piccoli che da agenzie strutturate che, paradossalmente, risultano molto meno disponibili: dovendo macinare moli di lavoro più importanti e disponendo di un certo numero di persone, sono più propense a dotarsi di procedure e format da rispettare che prendono tempo e coinvolgono numerose persone. Al cliente sta valutare di chi ha bisogno per ogni singolo progetto e anche circostanza.

Bye!
Giulia

Consigli di lavoro, Lavoro, Sviluppo personale, Vita in ufficio

Aiuta il tuo capo a decidere: come fare?

Convinci coloro ai cui bisogni il tuo capo è sensibile e convincerai il tuo capo.

Quante volte succede che presentiamo al nostro capo (o supercapo) un’idea che ci sembrava geniale e che invece lui/lei accoglie freddamente – o rigetta in toto -, salvo poi ricredersi del tutto se a proporgliela è un terzo interlocutore? Quanta rabbia no? Poi però notiamo (nelle nostre sperimentazioni aziendali) che per farlo/farla decidere favorevolmente basta che siamo noi a dirgli/dirle che Tizio ha trovato quest’idea molto valida, e anzi risponderebbe proprio ai suoi bisogni.

Come possiamo allora muoverci con intelligenza affinché la nostra idea sia approvata senza farcene rubare il merito? Giochiamo d’anticipo. Scegliamo una persona all’interno dell’azienda a cui effettivamente il nostro capo, o super capo, dia retta (non certo un tizio qualsiasi quindi) e che nel contempo possa avere un interesse reale nella realizzazione della nostra idea. Ça va sans dire, deve essere una persona a cui, in termini di status, gerarchia (brutto da dire ma in aziende strutturate funziona così) o rapporti personali noi possiamo effettivamente rivolgerci.

Condividiamo l’idea con la persona in questione quando è già in uno stadio semi-lavorato (non quando è ancora in fase embrionale e quindi più facilmente rubabile, perché è meno facile capire chi effettivamente ci ha lavorato) e apportiamovi insieme le migliorie necessarie affinché entrambe le parti siano soddisfatte. Dopodiché portiamola dal nostro capo, o supercapo, spiegando bene con chi è stata condivisa l’idea e che la persona in questione ha espresso un parere favorevole. Attenzione comunque a non dare al capo l’idea di averlo sorpassato o di aver lavorato a vantaggio dell’unità o direzione della “persona in questione”.

Insomma, facilissimo! 😉

Può essere utile anche rivedere come a volte allargare il tavolo di discussione a terzi può aiutare a prendere decisioni.

Bye,
Giulia

Lavoro, Sviluppo personale

Quando disorganizzato è bello: andare a lavorare dove si può imparare

A volte lavorare in contesti disorganizzati può aiutare in termini di crescita professionale. Paradossalmente infatti chi lavora in organizzazioni meno strutturate si trova più facilmente nelle condizioni di sviluppare comprensione e visione d’insieme delle attività che si intersecano con quelle che è chiamato a svolgere, nonché flessibilità e rapidità di apprendimento. Capacità queste molto importanti per crescere sul lavoro.

Sviluppare queste abilità in ambienti poco strutturati concretamente può significare, nel migliore dei casi, sostituire chi si occupa di una determinata attività perché magari è troppo oberato o, nel peggiore, doversi occupare per la prima volta di un’attività di cui non si sa magari nulla perché nessuno prima in azienda ne aveva avuto bisogno.

Al contrario, svolgere un lavoro più strutturato, e magari ripetitivo, anche se ci consente magari di diventare bravissimi a farlo, rischia di essere limitante in termini di crescita professionale.

Questa è stata la rivelazione, piuttosto comica vista la dinamica, che ho avuto oggi (o meglio questa notte): ho sognato di essere assunta dall’azienda (fondata nel sogno da un mio attuale collega peraltro) con il ruolo di responsabile (evviva :-)!) di una qualche area. Dopo l’iniziale eccitazione per la nuova esperienza lavorativa e il nuovo ruolo, mi rendevo conto che, per quanto di responsabilità, il lavoro era piuttosto ripetitivo e cominciavo a rimpiangere il mio ruolo precedente (ovvero il mio attuale!) che, benché molto faticoso, riconoscevo anche nel sogno essere sempre nuovo e vario, capace di insegnarmi sempre cose nuove.

Che robe!

Consigli di lavoro, Lavoro, Vita in ufficio

Gestione di progetto: quando coinvolgere dei terzi può aiutare

Per arrivare ad una decisione, a volte, è necessario allargare il tavolo e portarvi più persone. Sembra paradossale: più interlocutori ci sono, più opinioni divergenti potrebbero emergere e l’entropia aumentare.

A volte però un punto di vista diverso aiuta a superare un impasse in cui potrebbe trovarsi un gruppo di lavoro che lavora da tempo sullo stesso progetto. Se le diverse soluzioni trovate non convincono fino in fondo, nonostante siano magari il frutto di diversi passaggi e rimaneggiamenti, probabilmente è il caso di coinvolgere qualche altra funzione aziendale. Non certo qualcuno a caso, bensì chi può avere un interesse specifico nella realizzazione del progetto, tipicamente il cliente interno.

Prendere in considerazione diversi punti di vista e i diversi interessi dei soggetti coinvolti aiuta infatti ad affinare con più decisione le soluzioni sul tavolo.

Non va neppure dimenticato che diverse funzioni aziendali hanno diverse agende e possono quindi imprimere maggiore urgenza alla finalizzazione del progetto. Naturalmente è vero anche il contrario, motivo per cui va posta molta attenzione a non coinvolgere chi, invece di velocizzare il progetto, rischia di rallentarne la realizzazione – dato che, una volta coinvolto, vorrà presumibilmente continuare ad avere voce in capitolo.

Come sempre nella gestione di progetto, quello che è importante è tenere ben presente l’obiettivo del progetto stesso e il rispetto della timing: tutto quello che ci può aiutare in tal senso va quindi conosciuto e utilizzato all’occorrenza.

Bye,
Giulia