Consigli di lavoro, Lavoro, Sviluppo personale, Vita in ufficio

Tecniche di sopravvivenza sul lavoro – parte IV

Continuiamo la serie di consigli su come cavarsela nel quotidiano lavorativo. Oggi mi concentro sul tema del come scrivere le mail ai capi e super-capi:

6- Dare la sensazione che, già in precedenza, si è pensato a tutte le eventualità e che si sta dando a chi legge giusto l’opportunità di scegliere tra una delle opzioni suggerite. È rischioso dare la sensazione che la mail che si sta scrivendo in quel momento è il frutto di un problema imprevisto a cui abbiamo bisogno di dare soluzione il prima possibile.

7- Se ci sono dei cambiamenti rispetto a quanto comunicato in precedenza, va spiegato perché, ma nel modo che ci mette in miglior luce. Vedi sopra: è meglio evitare di dare la percezione che quel cambiamento ci è stato imposto dall’esterno e farlo piuttosto invece apparire come una scelta che ci dà maggiori opportunità.

8- Dare già al capo delle opzioni tra cui scegliere, meglio ancora chiedergli giusto l’autorizzazione o meno a procedere, e non stupirsi che i capi ci chiedano come noi riteniamo sia meglio procedere.

In particolare quest’ultimo punto mi fa davvero pensare che una volta che i collaboratori sono arrivati ad un certo livello di autonomia, il compito dei capi diventi più che altro porre domande affinché i collaboratori si rispondano da soli e supervisionare che non si rispondano male.

Bye,
Giulia

Consigli di lavoro, Lavoro, Vita in ufficio

Attenzione ai capi che non danno riscontro

Non sempre chi trova le risposte le trasmette a chi gli ha posto le le domande.

Purtroppo ho notato che molto spesso capi non propri, anche se magari della stessa Direzione, non condividono le informazioni con le persone che loro stessi sanno averne bisogno. E spesso non per malizia, ma semplicemente perché credono che ci penserà qualcun altro, magari uno dei lori collaboratori.

Ed è ancora più paradossale quando questi capi lo dicono ai nostri capi (o magari super capi), loro pari, ma poi l’informazione a noi non arriva comunque – spesso perché è detta in modo destrutturato, ad esempio al caffè e non con una mail che è agevole e intuitivo inoltrare a chi ha bisogno dell’informazione. Questo succede perché c’è sempre qualcuno che pensa che se ne occupi qualcun’altro.

Purtroppo non ci sono molte misure per risolvere del tutto il problema, bisogna semplicemente esserne coscienti e non aspettarsi che le risposte arrivino, ma andarle attivamente a cercare, evitando di farsi il sangue cattivo scoprendo che chi le aveva non ce le ha poi date.

Carriera, Leadership, Obiettivi, Sviluppo personale

Assessment aziendale: le dimensioni del potenziale

Oggi ho scoperto un bello schema delle dimensioni del potenziale e relativi indicatori. Lo trovo molto interessante, perché permette a ognuno di analizzarsi rapidamente (comprendendo ciò in cui è più ferrato e in cosa deve focalizzarsi per migliorarsi) e da immediatamente un’idea di cosa ci si aspetta da persone “con potenziale”:

1. Determinazione
– energia
– gestione dell’incertezza
– iniziativa
– orientamento al risultato

2. Leadership
– assunzione di responsabilità
– proattività
– influenza
– negoziazione

3. Relazione
– ascolto
– comunicazione
– integrazione
– networking
– teamworking

4. Apertura mentale
– ampiezza di visione
– creatività
– flessibilità

Buona autoanalisi :-)!
Giulia

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I rischi del capo operativo: avere poco tempo per i collaboratori

Dare ascolto ai collaboratori, aiutarli a superare i propri dubbi e a progredire nel loro lavoro è una parte fondamentale del mestiere di capo, ma richiede particolarmente tempo e lucidità.

Continuiamo quindi nella disamina degli aspetti negativi di un capo troppo operativo, che ha poco tempo curare gli aspetti manageriali della sua posizione.

Essere sempre rimbalzati dal proprio capo quando si fa una domanda o si ha bisogno di un aiuto, perché il proprio lavoro, in quel momento, non è considerato urgente nel mare delle urgenze in corso, o perché semplicemente non viene reputato importante rispetto ad altre attività in corso, a lungo andare svilisce in un collaboratore la percezione di valore del proprio lavoro.

Altrettanto nocivo è sentirsi ripetere dal proprio capo che non si lavora come vuole lui o che non lo si ascolta quando chiede qualcosa. Spesso il problema dipende più dal fatto che il capo non ha il tempo di controllare il lavoro dei collaboratori e di indirizzarlo dove meglio ritiene, che dall’effettiva cocciutaggine o incompetenza dei lavoratori stessi.

Un altro rischio piuttosto grave è quello di dover bloccare un lavoro, anche per tempi lunghi e magari rischiando pure di dimenticarselo, perché si attende un ok o un controllo da parte del superiore che non riesce mai a fornirlo.

I collaboratori non possono certo interrompere continuamente il capo per ogni richiesta d’aiuto che hanno, ma non possono neanche trovarsi nella condizione di doversi costantemente arrangiare. Sta al capo la responsabilità di trovare momenti di confronto con i propri collaboratori anche per spiegare loro come, e quando, farsi dare ascolto e sviluppare delle modalità per non far accumulare gli arretrati, e attenervisi.

Non facile assolutamente!

Bye,
Giulia

Carriera, Leadership, Obiettivi, Sviluppo personale

Perché fare il capo? le motivazioni

Cosa mi motiva a voler diventare un capo? Credo sia molto importante avere chiaro in mente – e nel cuore – cosa ci spinge a lavorare sodo tutti i giorni per migliorare il proprio lavoro e anche la propria condizione lavorativa.

Dopo diversi giorni di riflessione e diversi tentativi di risposta in preparazione di un assessment aziendale, ecco quello a cui sono giunta:

• voglio avere una visione d’insieme dei progetti che seguo, non più limitata all’ambito operativo;
• voglio avere voce in capitolo e decidere in merito ai progetti che seguo;
• voglio poter contare sul contributo lavorativo di altre persone, che lavorano bene e al massimo delle loro capacità, perché – si intende – le faccio lavorare bene io.

Queste sono gli aspetti concreti che mi spingono a voler diventare capo e si riassumono, in termini più alti e “ideali”, nel desiderio di avere maggiore impatto sulla realtà che mi circonda, riuscire a raggiungere obiettivi più alti, e quindi occuparmi di cose che hanno maggiore impatto. E questo, ça va sans dire,  richiede non solo tempo ed energie che non possono essere monopolizzate da dettagli operativi, ma anche la possibilità di disporre di competenze frastagliate che difficilmente possono essere possedute da una sola persona.

E una cosa che mi motiva anche molto è quella di far lavorare bene le persone, farle appassionare al loro lavoro, e diventare un punto di riferimento per le persone che lavorano con me, non solo da un punto di vista professionale ma anche umano.

Ora resta da capire come raggiungere questi obiettivi e capacità…

Alla prossima :-),
Giulia

Consigli di lavoro, Lavoro, Rapporto cliente fornitore, Vita in ufficio

Le frasi utili sul lavoro: in caso di contrasti

Quando sul lavoro nascono contrasti è bene non prenderla sul personale. È un peccato rovinare un rapporto tra persone, tanto più se la posizione che dobbiamo difendere deriva più dal nostro ruolo che dalle nostre personali convinzioni.

Ecco quindi tre splendide frasi che sento dire spesso dai capi e che aiutano a introdurre delle ragioni di contrasto (il famoso “sì, ma…”), circoscrivendole però al piano professionale e allontanandole dall’aspetto umano e relazionale:

    •  Perdonami, ma …
    •  Non me ne volere, ma …
    •  Abbi pazienza, ma …

Buon uso :-)!
Giulia

Lavoro, Vita in ufficio

Il buon fornitore aiuta il cliente

Il buon fornitore è quello su cui sai di poter contare, che ti da retta se hai bisogno di un aiuto immediato (purché non diventi la norma), di cui ti puoi fidare quando gli chiedi di fare qualcosa.

Nel lavoro di ogni giorno e soprattutto nei periodi di superlavoro, queste caratteristiche diventano importanti quanto la qualità del prodotto finale che il fornitore è in grado di darti. Questa è una grande lezione che oggi mi ha fornito un collega.

E questa flessibilità è più spesso garantita da fornitori piccoli che da agenzie strutturate che, paradossalmente, risultano molto meno disponibili: dovendo macinare moli di lavoro più importanti e disponendo di un certo numero di persone, sono più propense a dotarsi di procedure e format da rispettare che prendono tempo e coinvolgono numerose persone. Al cliente sta valutare di chi ha bisogno per ogni singolo progetto e anche circostanza.

Bye!
Giulia