Lavoro, Sviluppo personale

Quando disorganizzato è bello: andare a lavorare dove si può imparare

A volte lavorare in contesti disorganizzati può aiutare in termini di crescita professionale. Paradossalmente infatti chi lavora in organizzazioni meno strutturate si trova più facilmente nelle condizioni di sviluppare comprensione e visione d’insieme delle attività che si intersecano con quelle che è chiamato a svolgere, nonché flessibilità e rapidità di apprendimento. Capacità queste molto importanti per crescere sul lavoro.

Sviluppare queste abilità in ambienti poco strutturati concretamente può significare, nel migliore dei casi, sostituire chi si occupa di una determinata attività perché magari è troppo oberato o, nel peggiore, doversi occupare per la prima volta di un’attività di cui non si sa magari nulla perché nessuno prima in azienda ne aveva avuto bisogno.

Al contrario, svolgere un lavoro più strutturato, e magari ripetitivo, anche se ci consente magari di diventare bravissimi a farlo, rischia di essere limitante in termini di crescita professionale.

Questa è stata la rivelazione, piuttosto comica vista la dinamica, che ho avuto oggi (o meglio questa notte): ho sognato di essere assunta dall’azienda (fondata nel sogno da un mio attuale collega peraltro) con il ruolo di responsabile (evviva :-)!) di una qualche area. Dopo l’iniziale eccitazione per la nuova esperienza lavorativa e il nuovo ruolo, mi rendevo conto che, per quanto di responsabilità, il lavoro era piuttosto ripetitivo e cominciavo a rimpiangere il mio ruolo precedente (ovvero il mio attuale!) che, benché molto faticoso, riconoscevo anche nel sogno essere sempre nuovo e vario, capace di insegnarmi sempre cose nuove.

Che robe!

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Il pericolo di usare le proprie capacità

Sul lavoro bisogna saper usare con giudizio le proprie capacità. Essere bravi sul lavoro non comporta necessariamente avere un buon rendimento, anzi può essere controproducente.

Essere bravi significa rischiare di trovarsi, ad un certo punto, veramente oberati di lavoro e incapaci di fare bene il proprio dovere. Se si è bravi a sbrogliare rapidamente tanto lavoro e tanti lavori diversi, più dei propri colleghi, e la cosa diventa risaputa, un numero maggiore di persone preferirà rivolgersi a voi piuttosto che agli altri, incrementando così il vostro carico di lavoro. Se poi diventate sempre più autonomi, alcune mansioni non potranno neanche più essere svolte dai vostri colleghi e quindi rimarranno sul vostro groppone e diventeranno, di fatto, di vostra responsabilità.

I rischi qui sono
1) diventare dei veri e propri colli di bottiglia, problema molto grave da un punto di vista organizzativo;
2) finire così invischiati di roba da fare da non avere la possibilità di sviluppare uno sguardo d’insieme del proprio lavoro, né tanto meno nuove capacità né possibilità di elevare il proprio lavoro;
3) avere così tante cose da sbrogliare, magari non necessariamente di propria competenza, da non riuscire a portare a termine i lavori personalmente assegnatici con conseguenti, e nonostante ci sia fatti il mazzo ragionevoli, rimproveri.
E da questi è facile poi passare ad una percezione negativa del proprio rendimento da parte dei propri superiori – che ci hanno affidato certi incarichi e non altri. In sostanza, una bella fregatura: si lavora un sacco e non si viene riconosciuti da coloro che veramente contano per la propria crescita professionale.

E allora con che criterio usare le proprie capacità per valorizzarle ma senza farsi del male? Se ci si intesta nuovi incarichi, verificare di avere, o di poter avere in un ragionevole futuro, una squadra adeguata a cui affidarli; se non c’è quella possibilità, formare i propri colleghi a farsene carico una volta che avrete elaborato, e magari standardizzato, nuovi processi per rendere più snelli certi lavori. E soprattutto non affezionarsi mai troppo ad un determinato incarico, ma accettare che sia svolto anche dai colleghi, altrimenti ci si troverà sempre a fare gli stessi lavori e a non crescere.

Detto questo…da dove devo cominciare?! Aiuto!

Giulia