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Come diventare un capo che non urla? bozza di roadmap

Dopo averlo celebrato nel post “Obiettivi per i 40 anni: diventare un capo che non urla” è il caso di cominciare a pensare a come realizzare concretamente questo obiettivo.

Alcuni appunti:
1) diventare più brava a delegare. Potrei cominciare iniziando ad avere più fiducia nelle capacità delle altre persone e limitandomi alla fase di controllo;
2) essere più consapevole e concentrata sul vero risultato da conseguire attraverso un progetto, in modo da acquisire distacco dall’operatività quotidiana e poter delegare di più;
3) migliorare in generale le mie capacità di comunicazione, diventando più impattante, incisiva e confidente nei miei rapporti con gli altri. Qua qualche libro di comunicazione interpersonale e leadership può tornare molto utile;
4) trovare e adottare un mio stile comunicativo unico rispetto ai miei diversi interlocutori, che mi faccia sentire a mio agio e mi renda credibile;
5) curare e sviluppare in particolare i rapporti con i miei pari in azienda e nelle aziende clienti, tra qualche anno potrebbero essere persone che contano;
6) rendere l’aggiornamento professionale una componente quotidiana della mia giornata, devo conoscere piuttosto bene in che direzione gira il mondo in cui lavoro;
7) non esitare a chiedere al mio capo informazioni su come lavorare meglio e meglio rapportarsi con gli interlocutori, sarebbe stupido non avvalersi dell’esperienza altrui.

Mmmm, credo di avere un bel po’ su cui lavorare!

Ciao,
Giulia

Carriera, Leadership, Obiettivi, Vita in ufficio

Obiettivi per i 40 anni? essere un capo che non urla.

Fissa la tua mente su un obiettivo e ti sarà più facile raggiungerlo, perché tutte le tue energie si concentreranno in quella direzione. È quello che sostengono innumerevoli testi su management e leadership.

Ebbene qual è il mio obiettivo a medio termine (10 anni)? Diventare un capo che è capace di far lavorare i suoi collaboratori senza urlare e portando a casa i risultati. Sono convinta – mi ha convinto l’esperienza, direi – che un capo che urla fa fare molta più fatica ai suoi di quanta necessaria per portare a casa il risultato e, sul medio termine, li demotiva. E possono essere diversissime le ragioni per cui urla – insicurezza, frustrazione personale, reale insoddisfazione rispetto a quello che fanno i suoi – ma il risultato è pressoché identico, e deleterio in termini non solo di benessere personale di tutte le persone coinvolte, ma anche di mera efficienza aziendale.

Ecco, adesso che l’esempio negativo è ben chiaro, come faccio per raggiungere l’esempio positivo? Direi che concentrerò una buona fetta delle mie energie future proprio nell’analizzare gli esempi positivi che mi circondano e nell’imparare come fanno a incanalare il lavoro dei collaboratori verso un risultato comune che non devono poi sollecitare con brutalità.

E non sembra per nulla facile riuscirci! mentre a urlare sono bravi (quasi) tutti.

E voi cosa ammirate di più nei vostri o altrui capi che non urlano? e cosa pensate invece che debbano assolutamente migliorare?

Ciao,
Giulia